Sberluconi dixit. L’oscenità del tiranno

8 February 2009

Sberluconi, padre padrino della patria, dice che Eluana Englaro ha funzioni biologiche regolari, ha il ciclo mestruale, potrebbe perfino fare figli.
Con ciò offre il ritratto della sua donna ideale: BASTA CHE RESPIRI!
E mostra anche quale nozione di vita stia dietro la sua cosiddetta cultura della vita: una vita ridotta a mero meccanicismo biologico, corpo inconsapevole e incosciente guidato dalla volontà altrui: precisamente dalla volontà di lui padrino della patria e degli apprendisti stregoni transtiberini.
Si permette, Sberluconi, di tirare in ballo lo statalismo come cultura della morte, mentre  è proprio lui, in veste di statista autoritario e degenerato, a opporsi a qualunque libera scelta della famiglia, dicendo che cosa il padre di Eluana Englaro dovrebbe fare e dovrebbe pensare. Una sensibilità umana da vero elefante in cristalleria, con due orecchioni, due zannoni e un proboscidone grossi così.
- Non è altro da quanto Sberluconi ha fatto e detto a proposito di mamma Rosa – lo difendono i suoi sgherri: senza vergognarsi di identificare l’Italia e la cittadinanza intera con la famiglia di Sberluconi, come se sulla sorte di ciascun suddito il tiranno avesse la stessa voce in capitolo che aveva, da familiare, sulla madre morente.
E’ proprio lui, Sberluconi, insieme ai vari Formigoni e Sacconi, a farsi braccio secolare di un potere totalitario, di una reale cultura di morte, mentre le mummie intronate del neonazismo vaticano applaudono e si agitano con la stessa finezza diplomatica di un orco pedofilo in fregola. Nichilismo autocratico e nichilismo cristiano come culo e camicia.
E si permette, Sberluconi, di spalare merda sulla Costituzione e sui morti che hanno consentito di scriverla, sull’avanzato equilibrio raggiunto tra le diverse forze antifasciste che hanno partecipato alla sua elaborazione.
La costituzione statunitense dura da oltre due secoli: e questo sedicente amico dell’America, imbonitore baùscia e spacciatore d’ignoranza, si permette di dire che l’aggiusterà lui, la Costituzione italiana.
Quanto caro costerà ancora all’Italia la dittatura di Sberluconi? Quanta sofferenza e quanti morti, dopo quelli che ha già provocato tra una barzelletta e l’altra?


Benedettoxvi si converte al culto delle Scimmie d’acqua

27 November 2008

Evento davvero inatteso all’ombra del cupolone michelangiolesco. Il regnante pontefice Benedettoxvi, giusto agli estremi di una brillante e fortunata carriera, si è convertito al Culto delle Scimmie d’acqua, abiurando la fede cattolico-apostolico-romana di cui era stato sino all’altro giorno esponente di spicco. Fonti vicine al suo ufficio riferiscono che Benedettoxvi, durante la celebrazione liturgica, nell’atto di ostendere il calice ha improvvisamente scorto all’interno di esso piccoli movimenti provocati da luminescenze conformate a immagine e somiglianza della venerata effigie delle Scimmie d’acqua. La conferenza stampa rilasciata in articulo mortis provvederà a confermare tali provvide indiscrezioni. Il Culto delle Scimmie d’acqua sta mietendo sempre maggiori successi tra i fedeli.


Armi d’istruzione di massa

31 October 2008

“Chi occupa abusivamente, impedendo ad altri di studiare sarà denunciato.” Maroni dixit.

Ecco un’osservazione davvero calzante se riferita al governo Sberluconi: alla sua razzia della scuola, dell’università pubblica, del diritto allo studio.

Abusivamente impedisce ad altri di studiare.

E’ stato e sarà denunciato.

P.S. il titolo del post è preso a prestito dalla libera immaginazione del popolo, ieri l’ho visto.


Peste clandestina

20 October 2008

Sospendere l’assistenza sanitaria agli immigrati clandestini?
Chi poteva proporlo se non i difensori leghisti delle radici cristiane dell’Europa?
Suona tutto molto cristiano, davvero cristiano, eh?

E suona tutto altrettanto utile alla salute pubblica, altro che!
Che se un clandestino ti viene in casa con la peste, per dire, la peste se la tiene ben bene nascosta, piuttosto che farsi curare, perché curarsi vorrebbe dire essere arrestato per l’orrendo, disumano reato di clandestinità.
E intanto che si tiene ben nascosta la peste, ma dài!, magari te l’attacca pure a te, che quella mica ci sta a passare per clandestina, no no, appena può ti s’attacca al culo e non la stacchi più: al tuo e a quello lardoso e fottuto di tutta quanta la Lombardia.

Proprio una cosa da furbi e da grandi economi, questa di non curare i clandestini! astuzia colata allo stato puro.
Chi poteva proporlo, se non i simpatizzanti del fu Joerg Haider?


Daniil Charms, Un caso capitato a Petrakov

10 October 2008

Una volta Petrakov voleva mettersi a dormire, ma coricandosi mancò il letto. Diede una tal botta contro il pavimento che rimase a terra lungo disteso senza riuscire ad alzarsi.
Petrakov raccolse le ultime forze e si mise carponi. Ma le forze lo abbandonarono, cadde di nuovo bocconi e se ne restò lì lungo disteso.
Petrakov restò sul pavimento quasi cinque ore. Dapprima rimase semplicemente sdraiato, poi si addormentò.
Il sonno ritemprò le forze di Petrakov. Si svegliò perfettamente in forma, si alzò, fece alcuni passi per la stanza e si sdraiò con precauzione sul letto.
“Oh,” pensò “adesso dormo un po’”. Ma ormai il sonno gli è passato. Petrakov non fa che girarsi su un fianco e sull’altro e non riesce ad addormentarsi.
E questo, in sostanza, è tutto.

Daniil Charms, Casi, traduzione di Rosanna Giaquinta, Adelphi, 1990.


Psst!… C’è qualcuno?…

19 September 2008


Carfagna casca nel conflitto d’interessi

11 September 2008

La ministra Carfagna ha ottenuto di criminalizzare le prostitute stradali.


L’archivio di Dalkey

15 August 2008

Guardate: risalito un viottolo ombreggiato, monotono, per iter, diciamo pure, tenebricosum, te la vedi esplodere davanti come se si fosse miracolosamente squarciato un sipario. Sì, Vico Road.

Gran Dio!
La strada fa una lieve curva in salita e di là dal muretto lungo il marciapiede, sulla sinistra, si estende un mondo incantato: prati sassosi che si srotolano ripidi fino a una ferrovia sul fondo che sembra un giocattolo, e, dietro, immanente, incommensurabile, il mare, che si muove lento e silenzioso nell’immensa distesa di Killiney Bay. Alto nel cielo, che si unisce al mare lungo un orlo slabbrato, un convoglio di nuvole leggere arranca in silenzio verso oriente.
E a destra? Una mostruosa arroganza! Una possente spalla di granito si inerpica perdendosi in lontananza, il suo mantello di ginestrone e di felci puntellato da severe file di pini, abeti rossi e bianchi e ippocastani e, più oltre, da eleganti gruppetti di smilzi eucalipti puntigliosi: tutto un barbaglio di foglie appena mosse, un guazzabuglio di luci, colori, nebbioline e ariosità, una meraviglia in campo verde, verdeggiante, verticale, verticillata, vertiginosa, all’ombra di rami addirittura vespertini. Oddio, sarà sfuggito qualcosa dal lessico del sergente Fottrell?

Flann O’Brien, L’archivio di Dalkey [1964],
traduzione di Adriana Bottini, Adelphi, 1995.


Diario enterologico

12 August 2008

In ossequio alle forme più intimistiche di scrittura della blogosfera, e sostanzialmente in linea con l’offerta giornalistica stagionale (fatta eccezione per l’intermezzo della guerra di Georgia-Ossezia), siamo lieti di informare i nostri diletti lettori che in data odierna l’Arfasatto ha prodotto 6,33 ettogrammi di escrementi umani: di consistenza morbida, di volume pieno e corposo, a cilindratura uniforme, di colore bruno e caldo, dai riflessi biondo scuri, di aroma penetrante e durevole, con retrodore di sottobosco collinare, idrocarburi esausti e poliuretano espanso; vi si rilevano sparse granulosità nocciolate.


il Segnale dell’Arfasatto

27 June 2008


Il numero attualmente in libreria di Il Segnale. Percorsi di ricerca letteraria ospita tra le sue pagine di encomiabile sobrietà quattro pezzi petulanti delle Filippiche e lamentazioni di Tristrano Arfasatto, ovvero che cosa ci fa un odradek a tre tempi svaccato in cima alla tazza procariota nel meriggio dell’apocatastasi? (Poemi per pulirsi il podice). Questo singolare fenomeno editoriale si deve alla benevolenza di Paolo Giovannetti e Lelio Scanavini, che hanno affrontato ardui ostacoli pur di guadagnare la pubblicazione ai versi inconsulti dell’Arfasatto. Ne saranno lautamente ricompensati nel paradiso della poesia: intanto gliene rendo merito su queste sparute pagine web.

I testi che si impongono all’attenzione dello scelto pubblico del “Segnale” vanno sotto i seguenti titoli o incipit:
XVIII. Generalissimo,
XL. Crepascolare,
XLVIII. Il mondo è già finito,
L. Mi piacerebbe morire di crepacuore.

Li accompagna la seguente nota biobibliografica:
Tristrano Arfasatto custodisce sul proprio comodino da notte un santino di Antonio Delfini, e non manca di rivolgere puntuali bestemmie all’indirizzo del Primo Mobile. Con l’esibizione in luogo pubblico della propria sbracata soggettività, ambisce a farsi turiferario di una poesia che non pretenda di far piangere i sassi, né di far sanguinare le madonne o le rape: piuttosto, imbastisca attraverso i suoi ridicoli casi un vademecum all’incontrario del dubbio edificante e dell’agitazione ragionativa. Se poi non riuscirà a sollecitare il ghigno del lettore, almeno gli avrà fornito un paragone con cui alimentare il suo complesso di superiorità.

“Il Segnale”, pubblicazione quadrimestrale dell’Editrice I Dispari, anno XXVII, numero 80, giugno 2008, euro 5, si trova nelle seguenti librerie: le Feltrinelli di Milano (Corso Buenos Aires, Duomo), Genova, Brescia, Padova, Mestre, Ravenna, Siena, Pescara, Bari; ancora a Milano presso Cuem Statale, Libri & caffè, Archivi del Novecento, Rizzoli in Galleria; e poi Libreria 92 di Arcore; Libreria Alphabeta di Asti; Rinascita di Verona; La Rivisteria di Trento; Libreria delle Moline di Bologna; Arsenico e vecchi merletti di Civitavecchia; Cibo per la mente di Roma; Libreria dell’Isola di Stromboli.

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