È nato! (Sonettoide) – XXIX

Da quasi un mese arroccata nel cesso,

sulla sua atarassia intestinale

strizza le meningi e mi munge il sesso

per spasso, con la protesi dentale

mitrandolo: e col fumigante leppo

ch’esala mite dal covato mucchio

di merda, onde scricchiola il coppo zeppo,

l’incensa, e litània: “Pio padre, un succhio

su, baciami il culo, un succhio, ti prego,

ché un tòcco aguzzo di stronzo m’ingolfa!”

Ma soavi voci zittiscon la solfa:

“Dolce figliola… putre otre di sego,

ciscranna incipriata, cisposa troia,

paga lo scotto e ti cavo la foia!”

All’emorroide croia

la ventosa avvinghio del mio labbro:

pompando come mantice di fabbro

dei polmoni la spugna;

sturo la tana pelosa del coso,

angue che sguiscia, tenace, colloso,

tra i cuscini di sugna

in cui ribolle il sugo della prugna,

e casca come testa ai piè del boia.

“Ei piovve tal qual ploia,

nacque come scoria di mangiatoia:”

geme la mamma, “Venite odoremus!

Portonemque meum inferni charta nettemus.

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