Giorgio Manganelli, Batti e colpisci il vecchio nemico di classe

Batti e colpisci il vecchio nemico di classe

mitraglia la grassa continuità dei preti,

iddio si nasconde nelle viscere gialle

stanotte o mai più

stanotte o mai più

potremo mitragliare iddio.

 

Tutta la vita lo cercammo,

– fu una lunga vita

una vita di errori di fulminei

furori, cadimenti nell’ambito

della coniugale disperazione –

tutta la vita, dente contro coscia

del paziente

peccato originale.

 

Tu mi chiedi: che cos’è la libertà?

La libertà di fumare una sigaretta,

di guardare una donna per la strada

la libertà dei cinque sensi

ballare fino all’alba

ubbriacarsi e vomitare

fornicare e ancora ubbriacarsi

cercare le cosce della puttana

e non conoscere il rimorso

desiderare tentare

la vita con un gesto di sordida lussuria.

 

Uccidere iddio occorre e senza indugio

mitrrrragliare il vecchio

questurino dell’universo

che ci inibisce l’accesso

alle fregne gagliarde

il celerino del niente

che piomba alle tue spalle mentre chiavi

e ti dice: È peccato,

e marchia a fuoco le tue chiappe adolescenti.

 

Occorre sparare con continuità con metodo

con svelte raffiche di onesti sillogismi

e schiattare il centro

della divinità posticcia che ci uccide

attende il campo

fecondo il nostro seme

lo sperma del nostro cervello

ingraviderà la vacca

dell’universo pianificato.

 

Giorgio Manganelli, Poesie, Crocetti, 2006

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