Mamma, Marat è ferito – II

Reciso i miei polsi,

una mano tesa ho colto

per grattarmi il molle e le croste della schiena

e il portauova: la mia destra.

Costipato nel secco semicupio rugginito

(ermo cantero non rivendicato)

ripieno di Seneca e d’aria.

 

Non scovo due gocci.

Sono, trafelato, deserti

su cui cumuli filacciosi di sangue

si raggrumano da dita artritiche.

 

La vita: filtra slitta fila

è d’acqua tra le dita, impermeabili

sudan volatili in umido,

impastano con l’umore del tempo

(rombo… di mosca poligonale).

Non piovo anzi,

non piovo mai.

 

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