Il dominio dell’etere – XLV

4 February 1997

Votate votate votate!

il primo di aprile

non siate pesce in barile.

Onore al Presidente Incaricato,

onore al Generale al Deputato al Ministro,

onore a Sua Eminenza,

riverisco il Povero Cristro

(non se ne può fare senza).

La Ggente ci ha raggione da vende’

(assieme al Cliente)!

Somma gloria al Valsente.

Via copule e violenza dalle televisioni!

i poveri bambini poverini…

Fate largo invece all’Equestre Sberluconi

(giù tutti carponi

col gluteo alle stelle,

la testa dai sabbioni

nessuno vi disvelle)!

Appicca rivoluzioni

in tasca ai ceti medi

(fa i salti mortali

e ricade sui due piedi

o a cavallo dei capitali

o sui conti segreti

correnti a gambe levate.

Cogli industriali in congrega

si spara una sega:

ciascuno presta una mano al collega,

lui è l’alfa e l’omega.

E non sembra che abbia

la monopoliomielite

e lo roda la rabbia

e villeggi alla clinica Dite).

Incenso alla CEI,

oro all’Opus Dei

(la mirra la tenga pure lei).

Chi votava il crocifesso

non si turi più il naso,

venga fuori dal cesso

e me! me voti adesso!

Nessun compromesso

ma solo condoni

e lavoro a milioni

(va loro riconosciuto

il valore di uno sputo screziato

di etica all’ultimo minuto).

M’inchino a Mon Teschiò:

il legislativo alla mia destra,

l’esecutivo alla mia sinistra,

il giudiziario è il dilemma:

mozzate la testa

ai giudici assassini!

soffocate nel sudario

i procuratori bambini

(non dite al bottegaio

che, col suo, annaffia

il voto della mafia)!

So’n omo d’un pezzo

io, mica d’un paio:

conciono con sinàfia,

a dure marce avvezzo,

all’afa e al rezzo,

non è già da sezzo

che lasciai il capezzo!

Noi siamo i nuovi, i nuovi

padroni, che ciò ci giovi:

costoro ci faccian da bovi.

Altri si ficchi nel sacco

la piva con tutte le fanfare:

io mi tengo stretto stretto

il mio particulare:

plauso al mio pacco!

Anziché averlo nel retto,

lotta, lotta di classe!

che non è acqua, non fa difetto!

A me quel ch’è mio!

quant’è vero iddio…

E il resto che si fotta!

A noi le casse di risparmio,

le casse di risonanza, a noi!

le grancasse e la finanza!

Lo Stato ci fa torto,

a noi tutta la potta!

A loro le tasse le imposte

le carcasse le croste

le casse da morto!

(Applausi)

 


Limericco – XLII

4 February 1997

Nell’ex Alto Volta

c’era una volta

Piero Sivolta,

e ponderava talvolta:

“Mado’ che fatica

far venire la fica!

Checché se ne dica,

è arta arte e antica…

Gentil non è mica,

da parte tua, amica,

starti a tirare la cicca,

mentr’io ne cavo cica

e per di più fo cilecca.

Tienti il can che te la lecca!”

Così per ripicca

Piero s’impicca

e squaderna le tonsille

all’amica imbecille.

Che si finge sconvolta,

perciò viene assolta,

benché le ci voglia

la pila di Volta,

ché pare una rana

dalla pelle ritolta,

e freme e si pente

per virtù di corrente.

Ha da far la puttana

se è stata chiamata,

se c’è vocazione

a esser chiavata:

all’umana condizione

provvede iddio sanza fallo,

eiacula gli ingegni

comecché tu ti segni:

c’è chi fa puttana

e chi pappagallo.

Ci fu una volta,

nell’ex Alto Volta,

Piero Sivolta,

capo di una fallita rivolta;

ma la storia è stravolta:

rimasto senza topa,

Piero prende la scopa:

Piero s’accoppa.


Quartetto – XXXVIII

4 February 1997

Ha ben da essere pudica

la verità, se vuol fingersi bella:

altro che velo le si addica!

Ci vuole almeno una mantella.