Nihil novum?

6 February 2010

Scortato da un folto manipolo di devoti, il sindaco di Longechenal, nell’Isère, ha ricollocato a scuola il crocifisso appena rimosso dal preside.

Félix Fénéon, Romanzi in tre righe (1906)

Fénéon, atticista radicale della prosa entre deux siècles, era stato impiegato del Ministero della guerra. Vantando anche fama di periglioso anarchico, nell’armadietto del suo ufficio custodiva detonatori e mercurio: non gli servivano per costruire barometri, pare.
Tra i faits divers che egli comprime nella misura canonica di affilatissimi trafiletti, questa notiziola ci attesta quanto muffe e cartapecorite siano le crociate dei clericali odierni.


Daniil Charms, Un caso capitato a Petrakov

10 October 2008

Una volta Petrakov voleva mettersi a dormire, ma coricandosi mancò il letto. Diede una tal botta contro il pavimento che rimase a terra lungo disteso senza riuscire ad alzarsi.
Petrakov raccolse le ultime forze e si mise carponi. Ma le forze lo abbandonarono, cadde di nuovo bocconi e se ne restò lì lungo disteso.
Petrakov restò sul pavimento quasi cinque ore. Dapprima rimase semplicemente sdraiato, poi si addormentò.
Il sonno ritemprò le forze di Petrakov. Si svegliò perfettamente in forma, si alzò, fece alcuni passi per la stanza e si sdraiò con precauzione sul letto.
“Oh,” pensò “adesso dormo un po'”. Ma ormai il sonno gli è passato. Petrakov non fa che girarsi su un fianco e sull’altro e non riesce ad addormentarsi.
E questo, in sostanza, è tutto.

Daniil Charms, Casi, traduzione di Rosanna Giaquinta, Adelphi, 1990.


L’archivio di Dalkey

15 August 2008

Guardate: risalito un viottolo ombreggiato, monotono, per iter, diciamo pure, tenebricosum, te la vedi esplodere davanti come se si fosse miracolosamente squarciato un sipario. Sì, Vico Road.

Gran Dio!
La strada fa una lieve curva in salita e di là dal muretto lungo il marciapiede, sulla sinistra, si estende un mondo incantato: prati sassosi che si srotolano ripidi fino a una ferrovia sul fondo che sembra un giocattolo, e, dietro, immanente, incommensurabile, il mare, che si muove lento e silenzioso nell’immensa distesa di Killiney Bay. Alto nel cielo, che si unisce al mare lungo un orlo slabbrato, un convoglio di nuvole leggere arranca in silenzio verso oriente.
E a destra? Una mostruosa arroganza! Una possente spalla di granito si inerpica perdendosi in lontananza, il suo mantello di ginestrone e di felci puntellato da severe file di pini, abeti rossi e bianchi e ippocastani e, più oltre, da eleganti gruppetti di smilzi eucalipti puntigliosi: tutto un barbaglio di foglie appena mosse, un guazzabuglio di luci, colori, nebbioline e ariosità, una meraviglia in campo verde, verdeggiante, verticale, verticillata, vertiginosa, all’ombra di rami addirittura vespertini. Oddio, sarà sfuggito qualcosa dal lessico del sergente Fottrell?

Flann O’Brien, L’archivio di Dalkey [1964],
traduzione di Adriana Bottini, Adelphi, 1995.


Daniil Charms, Casi

20 March 2007

Una volta Orlov fece indigestione di piselli tritati e morì. E Krylov lo venne a sapere e morì pure lui. E Spiridonov morì per conto suo. E la moglie di Spiridonov cadde dalla credenza e morì pure lei. E i figli di Spiridonov annegarono nello stagno. E la nonna di Spiridonov cominciò a bere e si diede al vagabondaggio. E Michajlov smise di pettinarsi e gli venne la tigna. E Kruglov disegnò una signora con una frusta in mano e uscì di senno. E Perechrëstrov ricevette un vaglia telegrafico di quattrocento rubli e cominciò a darsi tante arie che lo licenziarono.

Tutta brava gente, e non sanno farsi una posizione.

[1933]

 

daniil-charms.jpg Daniil Charms, Casi, Adelphi, 1990


Antonio Delfini, Per andare in paradiso col mio cuore

10 March 2007

Per andare in paradiso col mio cuore

vado in cerca di belle signore.

È la mia voce che muore.

Perché Tu non ascolti, o Signore?

Vorrei tu mi armassi la mano

per incendiare il piano padano.

 

Modena, 12 novembre 1958

 

antonio-delfini-mira.jpg Antonio Delfini, Poesie della fine del mondo

e Poesie escluse, Quodlibet, 1995


Giorgio Manganelli, Batti e colpisci il vecchio nemico di classe

8 March 2007

Batti e colpisci il vecchio nemico di classe

mitraglia la grassa continuità dei preti,

iddio si nasconde nelle viscere gialle

stanotte o mai più

stanotte o mai più

potremo mitragliare iddio.

 

Tutta la vita lo cercammo,

– fu una lunga vita

una vita di errori di fulminei

furori, cadimenti nell’ambito

della coniugale disperazione –

tutta la vita, dente contro coscia

del paziente

peccato originale.

 

Tu mi chiedi: che cos’è la libertà?

La libertà di fumare una sigaretta,

di guardare una donna per la strada

la libertà dei cinque sensi

ballare fino all’alba

ubbriacarsi e vomitare

fornicare e ancora ubbriacarsi

cercare le cosce della puttana

e non conoscere il rimorso

desiderare tentare

la vita con un gesto di sordida lussuria.

 

Uccidere iddio occorre e senza indugio

mitrrrragliare il vecchio

questurino dell’universo

che ci inibisce l’accesso

alle fregne gagliarde

il celerino del niente

che piomba alle tue spalle mentre chiavi

e ti dice: È peccato,

e marchia a fuoco le tue chiappe adolescenti.

 

Occorre sparare con continuità con metodo

con svelte raffiche di onesti sillogismi

e schiattare il centro

della divinità posticcia che ci uccide

attende il campo

fecondo il nostro seme

lo sperma del nostro cervello

ingraviderà la vacca

dell’universo pianificato.

 

Giorgio Manganelli, Poesie, Crocetti, 2006