Antonio Delfini, Per andare in paradiso col mio cuore

10 March 2007

Per andare in paradiso col mio cuore

vado in cerca di belle signore.

È la mia voce che muore.

Perché Tu non ascolti, o Signore?

Vorrei tu mi armassi la mano

per incendiare il piano padano.

 

Modena, 12 novembre 1958

 

antonio-delfini-mira.jpg Antonio Delfini, Poesie della fine del mondo

e Poesie escluse, Quodlibet, 1995


È nato! (Sonettoide) – XXIX

25 February 1997

Da quasi un mese arroccata nel cesso,

sulla sua atarassia intestinale

strizza le meningi e mi munge il sesso

per spasso, con la protesi dentale

mitrandolo: e col fumigante leppo

ch’esala mite dal covato mucchio

di merda, onde scricchiola il coppo zeppo,

l’incensa, e litània: “Pio padre, un succhio

su, baciami il culo, un succhio, ti prego,

ché un tòcco aguzzo di stronzo m’ingolfa!”

Ma soavi voci zittiscon la solfa:

“Dolce figliola… putre otre di sego,

ciscranna incipriata, cisposa troia,

paga lo scotto e ti cavo la foia!”

All’emorroide croia

la ventosa avvinghio del mio labbro:

pompando come mantice di fabbro

dei polmoni la spugna;

sturo la tana pelosa del coso,

angue che sguiscia, tenace, colloso,

tra i cuscini di sugna

in cui ribolle il sugo della prugna,

e casca come testa ai piè del boia.

“Ei piovve tal qual ploia,

nacque come scoria di mangiatoia:”

geme la mamma, “Venite odoremus!

Portonemque meum inferni charta nettemus.


Blake vs Klopstock – LXIV

9 February 1997

Quando Klopstock l’Inghilterra sfidò

William Blake si levò nel suo orgoglio,

poiché il vecchio Papinoncè, lassù,

scorreggiò e ruttò e diè un colpo di tosse,

poi cacciò un porcone che i cieli scosse,

e l’inghilese Blake chiamò vieppiù.

In quel di Lambeth, all’ombra di un pioppo,

William Blake se ne stava in panciolle,

ma dipartì dal suo seggio al galoppo

e per tre volte diè a Klopstock tre volte.

La luna a tal vista ha le gote scarlatte,

tracanna la coppa ogni stella, e se la batte…

 

 

 

____________________________

Si deve all’aedo beat William Blake, preda di un’infatuazione tanto acuta quanto effimera per i versi dell’Arfasatto, una celebre e brillante traduzione anglosassone di questa lirica:

 

When Klopstock England defied

Uprose William Blake in his pride;

For old Nobodaddy aloft

Farted & belch’d & cough’d;

Then swore a great oath that made heaven quake,

And call’d aloud to English Blake.

Blake was giving his body ease

At Lambeth beneath the poplar trees.

From his seat then started he,

And turned him round three times three.

The Moon at that sight blush’d scarlet red,

The stars threw down their cups & fled…


Il dominio dell’etere – XLV

4 February 1997

Votate votate votate!

il primo di aprile

non siate pesce in barile.

Onore al Presidente Incaricato,

onore al Generale al Deputato al Ministro,

onore a Sua Eminenza,

riverisco il Povero Cristro

(non se ne può fare senza).

La Ggente ci ha raggione da vende’

(assieme al Cliente)!

Somma gloria al Valsente.

Via copule e violenza dalle televisioni!

i poveri bambini poverini…

Fate largo invece all’Equestre Sberluconi

(giù tutti carponi

col gluteo alle stelle,

la testa dai sabbioni

nessuno vi disvelle)!

Appicca rivoluzioni

in tasca ai ceti medi

(fa i salti mortali

e ricade sui due piedi

o a cavallo dei capitali

o sui conti segreti

correnti a gambe levate.

Cogli industriali in congrega

si spara una sega:

ciascuno presta una mano al collega,

lui è l’alfa e l’omega.

E non sembra che abbia

la monopoliomielite

e lo roda la rabbia

e villeggi alla clinica Dite).

Incenso alla CEI,

oro all’Opus Dei

(la mirra la tenga pure lei).

Chi votava il crocifesso

non si turi più il naso,

venga fuori dal cesso

e me! me voti adesso!

Nessun compromesso

ma solo condoni

e lavoro a milioni

(va loro riconosciuto

il valore di uno sputo screziato

di etica all’ultimo minuto).

M’inchino a Mon Teschiò:

il legislativo alla mia destra,

l’esecutivo alla mia sinistra,

il giudiziario è il dilemma:

mozzate la testa

ai giudici assassini!

soffocate nel sudario

i procuratori bambini

(non dite al bottegaio

che, col suo, annaffia

il voto della mafia)!

So’n omo d’un pezzo

io, mica d’un paio:

conciono con sinàfia,

a dure marce avvezzo,

all’afa e al rezzo,

non è già da sezzo

che lasciai il capezzo!

Noi siamo i nuovi, i nuovi

padroni, che ciò ci giovi:

costoro ci faccian da bovi.

Altri si ficchi nel sacco

la piva con tutte le fanfare:

io mi tengo stretto stretto

il mio particulare:

plauso al mio pacco!

Anziché averlo nel retto,

lotta, lotta di classe!

che non è acqua, non fa difetto!

A me quel ch’è mio!

quant’è vero iddio…

E il resto che si fotta!

A noi le casse di risparmio,

le casse di risonanza, a noi!

le grancasse e la finanza!

Lo Stato ci fa torto,

a noi tutta la potta!

A loro le tasse le imposte

le carcasse le croste

le casse da morto!

(Applausi)

 


Limericco – XLII

4 February 1997

Nell’ex Alto Volta

c’era una volta

Piero Sivolta,

e ponderava talvolta:

“Mado’ che fatica

far venire la fica!

Checché se ne dica,

è arta arte e antica…

Gentil non è mica,

da parte tua, amica,

starti a tirare la cicca,

mentr’io ne cavo cica

e per di più fo cilecca.

Tienti il can che te la lecca!”

Così per ripicca

Piero s’impicca

e squaderna le tonsille

all’amica imbecille.

Che si finge sconvolta,

perciò viene assolta,

benché le ci voglia

la pila di Volta,

ché pare una rana

dalla pelle ritolta,

e freme e si pente

per virtù di corrente.

Ha da far la puttana

se è stata chiamata,

se c’è vocazione

a esser chiavata:

all’umana condizione

provvede iddio sanza fallo,

eiacula gli ingegni

comecché tu ti segni:

c’è chi fa puttana

e chi pappagallo.

Ci fu una volta,

nell’ex Alto Volta,

Piero Sivolta,

capo di una fallita rivolta;

ma la storia è stravolta:

rimasto senza topa,

Piero prende la scopa:

Piero s’accoppa.


Quartetto – XXXVIII

4 February 1997

Ha ben da essere pudica

la verità, se vuol fingersi bella:

altro che velo le si addica!

Ci vuole almeno una mantella.